Aucuba japonica
- gabriellacalderisi
- 27 set 2025
- Tempo di lettura: 9 min
Descrizione Aucuba japonica
L’Aucuba japonica è una pianta che sembra uscita da un giardino incantato, capace di portare luce anche negli angoli più ombrosi. Originaria dell’Asia orientale, in particolare del Giappone, questa sempreverde si distingue per le sue foglie coriacee, lucide e spesso punteggiate di giallo, come se fossero variegate di luce solare. È proprio questa variegatura che le ha guadagnato il soprannome di “laurea maculata” o “laurea giapponese”.
Nel giardino, l’Aucuba è una presenza discreta ma elegante. Ama l’ombra, tollera bene l’inquinamento urbano e resiste anche al freddo moderato. È una pianta che si adatta, che non pretende, ma che sa ricompensare con bellezza costante. Se si ha la fortuna di coltivare sia esemplari femminili che maschili, in autunno si possono ammirare le sue bacche rosse brillanti, che aggiungono un tocco di colore vivace tra il verde e l’oro delle foglie.
In vaso o in piena terra, l’Aucuba japonica è una scelta raffinata per chi cerca una pianta ornamentale che non passi inosservata. Mentre molte piante si ritirano con l’arrivo dell’inverno, lei resta lì, fiera e verde, a ricordarci che la bellezza può essere perenne.
Nel corso del tempo, grazie alla selezione botanica, sono emerse numerose varietà che si distinguono per la forma e la colorazione delle foglie, rendendola una protagonista ideale per giardini e terrazzi.
Tra le cultivar più apprezzate troviamo la ‘Crotonifolia’, con le sue foglie ampie e di un verde intenso, vivacemente screziate di giallo, che conferiscono un effetto decorativo molto marcato. Più sobria ma altrettanto raffinata è la ‘Variegata’, caratterizzata da foglie verde scuro punteggiate da leggere sfumature gialle, perfetta per chi cerca discrezione senza rinunciare al fascino.
La ‘Picturata’ offre un contrasto visivo sorprendente, con il centro della foglia giallo brillante incorniciato da bordi verde scuro, mentre la ‘Sulphurea Marginata’ si distingue per il bordo fogliare giallo chiaro che incornicia un centro verde, creando un effetto luminoso e sofisticato. Infine, la ‘Rozannie’ è una varietà compatta e autofertile, capace di produrre bacche anche in assenza di una pianta maschile, rendendola ideale per la coltivazione in vaso.
Tutte queste varietà condividono la natura sempreverde e la resistenza, adattandosi perfettamente a zone d’ombra e a condizioni urbane. Alcune si prestano meglio alla coltivazione in contenitore, altre sono perfette per creare siepi decorative o bordure eleganti.

Coltivazione
Coltivare l’Aucuba japonica significa accogliere nel proprio spazio verde una pianta che unisce bellezza, resistenza e adattabilità. È una pianta che non chiede troppo, ma sa offrire molto come decorazione, struttura e persino per le sue bacche rosse ornamentali, se coltivata nelle giuste condizioni.
La sua coltivazione è sorprendentemente semplice. L’Aucuba predilige posizioni in ombra o mezz’ombra, dove altre piante spesso faticano a prosperare. Il sole diretto, soprattutto nelle ore più calde, può bruciare le foglie, in particolare quelle variegate. Per questo motivo, è ideale per bordure sotto alberi, angoli nord del giardino o terrazzi poco esposti. Il terreno deve essere ben drenato, fresco e ricco di sostanza organica. Non ama i ristagni d’acqua, quindi è fondamentale garantire un buon drenaggio, soprattutto se coltivata in vaso.
L’irrigazione va modulata in base alla stagione: abbondante in estate, più moderata in inverno. Una concimazione leggera, effettuata in primavera e in autunno, aiuta a mantenere la pianta vigorosa e a intensificare la colorazione delle foglie. La potatura non è indispensabile, ma può essere utile per contenere la crescita e dare una forma più compatta, soprattutto nelle varietà più espansive.
Un aspetto curioso della Aucuba è la sua distinzione tra piante maschili e femminili. Solo le femmine producono le caratteristiche bacche rosse, ma per farlo hanno bisogno della presenza di un esemplare maschile nelle vicinanze. Esistono però varietà autofertili, come la ‘Rozannie’, che semplificano la coltivazione per chi ha poco spazio o desidera una pianta singola.
Grazie alla sua rusticità, l’Aucuba japonica resiste bene al freddo moderato e all’inquinamento urbano, rendendola perfetta anche per contesti cittadini. È una pianta che si presta a molteplici usi: come siepe, come punto focale in un’aiuola, o come elegante presenza in un vaso decorativo. In ogni caso, porta con sé un tocco di verde brillante e una sensazione di ordine e tranquillità.


Terreno
Sebbene sia nota per la sua rusticità, l’Aucuba esprime al meglio la sua bellezza, foglie lucide, spesso variegate di giallo, e bacche rosse decorative, quando le condizioni del suolo sono ben curate.
Questa pianta predilige un terreno leggermente acido, con un pH che si aggira tra 5,5 e 6,5, capace di offrire un ambiente equilibrato per l’assorbimento dei nutrienti. La struttura ideale è morbida, ariosa e ben drenata, in grado di trattenere l’umidità necessaria senza diventare pesante o soggetta a ristagni. L’Aucuba, infatti, non tollera l’acqua stagnante: le sue radici, se soffocate, possono andare incontro a marciumi e indebolimenti.
Per creare il substrato perfetto, è consigliabile mescolare torba, che contribuisce a mantenere l’acidità e l’umidità, con terriccio universale e una buona dose di compost maturo o letame ben decomposto, che arricchiscono il suolo di sostanza organica e stimolano la crescita. Questo mix offre alla pianta una base fertile e stabile, favorendo uno sviluppo armonioso.
È importante evitare terreni argillosi e compatti, che trattengono troppa acqua e limitano la circolazione dell’aria tra le radici. Anche i suoli calcarei o troppo alcalini sono da sconsigliare, poiché ostacolano l’assorbimento di microelementi fondamentali come ferro e magnesio, con conseguente ingiallimento fogliare.
Concimazione
La concimazione dell’Aucuba japonica è un gesto semplice ma fondamentale per garantire alla pianta una crescita sana, foglie brillanti e una resistenza naturale agli stress ambientali.
I momenti migliori per intervenire sono la primavera, quando la pianta riprende vigore dopo l’inverno, e l’autunno, periodo in cui si prepara ad affrontare la stagione fredda. In queste fasi, l’Aucuba è più ricettiva e riesce ad assimilare con efficacia i nutrienti.
Per quanto riguarda i prodotti da utilizzare, si può optare per concimi organici come il compost maturo o il letame ben decomposto, che rilasciano lentamente le sostanze nutritive e migliorano la struttura del terreno. Questi apporti naturali favoriscono una crescita costante e rispettano l’equilibrio biologico del suolo.
Se si desidera un effetto più mirato, è possibile ricorrere a concimi granulari completi, con una buona percentuale di azoto (tra il 10 e il 20%), utile per stimolare lo sviluppo fogliare, soprattutto nelle varietà variegate. Esistono anche formulazioni specifiche per piante acidofile sempreverdi, pensate per mantenere il pH del terreno nei valori ottimali e sostenere la salute generale della pianta.
La modalità di applicazione è altrettanto importante: il concime va distribuito intorno alla zona radicale, evitando il contatto diretto con il fusto. È consigliabile rimuovere eventuale pacciamatura prima dell’applicazione e innaffiare lentamente dopo il trattamento, così da favorire l’assorbimento dei nutrienti in profondità.
Una concimazione ben eseguita non solo migliora l’aspetto estetico dell’Aucuba japonica ma la rende anche più resistente a malattie, parassiti e sbalzi climatici. È un piccolo gesto che, ripetuto con regolarità, trasforma una pianta decorativa in una vera protagonista del giardino.
Potature
La potatura dell’Aucuba japonica è un’operazione delicata ma utile, che contribuisce a mantenere la pianta ordinata, vigorosa e decorativa nel tempo. Intervenire con tagli mirati permette di valorizzarne la forma, stimolare la produzione di nuovi germogli e, nelle varietà femminili, favorire la comparsa delle caratteristiche bacche rosse.
Il periodo ideale per potare è tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, quando la pianta è ancora in fase di riposo vegetativo ma si prepara a riprendere slancio. In questa fase, l’Aucuba reagisce bene ai tagli, cicatrizza rapidamente e sviluppa nuovi rami con facilità. Se invece si desidera solo contenere la crescita o correggere la forma, è possibile effettuare una potatura leggera a metà estate, evitando però interventi troppo drastici che potrebbero stressare la pianta.
In vaso, l’Aucuba richiede potature più frequenti, soprattutto se coltivata in ambienti ristretti o come elemento decorativo. In piena terra, invece, è sufficiente intervenire una volta all’anno o ogni due anni, a seconda della vigoria della pianta e dello spazio disponibile.
Durante la potatura, è consigliabile rimuovere:
Rami secchi, danneggiati o malati
Rami che crescono verso l’interno, ostacolando la circolazione dell’aria
Eccessi di vegetazione che appesantiscono la chioma
È importante utilizzare strumenti ben affilati e puliti, per evitare ferite sfilacciate e la trasmissione di malattie. I tagli vanno eseguiti appena sopra una gemma o un nodo, preferibilmente inclinati per favorire lo scolo dell’acqua piovana.
Malattie
Uno dei problemi più comuni dell' Aucuba japonica è rappresentato dalla cocciniglia, un piccolo insetto che si annida sulle foglie e sui rami, nutrendosi della linfa. La sua presenza è spesso accompagnata da una sostanza zuccherina chiamata melata, che attira le formiche e favorisce lo sviluppo di fumaggini, ovvero muffe nere che si depositano sulla superficie fogliare, ostacolando la fotosintesi e compromettendo l’aspetto della pianta.
Un’altra minaccia è costituita dagli acari, che provocano ingiallimenti, puntinature e deformazioni delle foglie. In caso di infestazione, è possibile intervenire con saponi insetticidi o con rimedi naturali, come l’introduzione di predatori utili (ad esempio le coccinelle).
Tra le malattie fungine, si segnalano la macchia fogliare e il marciume radicale. La prima si manifesta con piccole lesioni scure sulle foglie, che tendono ad espandersi e causare la caduta del fogliame. Il marciume, invece, è spesso legato a un eccesso di umidità nel terreno e può compromettere seriamente la salute della pianta, portando al deperimento delle radici e alla perdita di vigore.
In ambienti poco ventilati, l’Aucuba può anche sviluppare cancro dei rami, una patologia che si manifesta con aree necrotiche e infossate lungo gli steli. In questi casi, è fondamentale intervenire tempestivamente con potature mirate, eliminando le parti colpite e disinfettando gli strumenti.
La prevenzione resta la strategia più efficace: garantire un buon drenaggio del terreno, evitare l’eccesso di irrigazione, non bagnare direttamente le foglie e favorire la circolazione dell’aria intorno alla pianta sono accorgimenti semplici ma preziosi.
Riproduzione
Seme
La riproduzione per seme dell’Aucuba japonica è una tecnica affascinante ma poco praticata, soprattutto per chi desidera ottenere rapidamente piante ornamentali con caratteristiche ben definite. Questo metodo, infatti, richiede pazienza e non garantisce la fedeltà genetica alla pianta madre, soprattutto nel caso delle varietà variegate, che spesso perdono le loro peculiarità nel passaggio generazionale.
I semi si trovano all’interno delle bacche rosse prodotte dalle piante femminili, ma per ottenere frutti fertili è necessaria la presenza di un esemplare maschile nelle vicinanze, a meno che non si tratti di una varietà autofertile come la ‘Rozannie’. Una volta raccolti, i semi devono essere estratti con cura, puliti dalla polpa e lasciati asciugare.
La germinazione è lenta e può richiedere diversi mesi, talvolta anche un anno, a seconda delle condizioni ambientali. I contenitori vanno collocati in un luogo luminoso ma protetto dalla luce diretta del sole.
Solo dopo due o tre anni si potrà valutare la forma definitiva della pianta e, con un po’ di fortuna, la comparsa delle prime foglie variegate.
Talea
La riproduzione per talea dell’Aucuba japonica è uno dei metodi più semplici ed efficaci per ottenere nuove piante, soprattutto se si desidera mantenere le caratteristiche ornamentali della varietà madre, come la variegatura delle foglie o la compattezza della chioma.
Il periodo ideale per prelevare le talee è tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate, quando la pianta è in piena attività vegetativa. Si scelgono rami semi-legnosi, cioè né troppo giovani né completamente maturi, lunghi circa 7–10 centimetri, preferibilmente privi di fiori o bacche. Il taglio va effettuato appena sotto un nodo fogliare, punto in cui le radici tendono a svilupparsi con maggiore facilità.
Una volta ottenuta la talea, si rimuovono le foglie inferiori lasciando solo quelle apicali, si immerge la base in ormone radicante per stimolare la formazione delle radici, e si pianta in un substrato leggero e ben drenante, composto idealmente da torba e sabbia o perlite. È importante che almeno due nodi siano interrati, poiché da lì partiranno le radici.
Le talee vanno collocate in un ambiente luminoso ma protetto dalla luce diretta, con temperatura mite e umidità costante. Per favorire la radicazione, si può coprire il contenitore con un sacchetto di plastica trasparente, creando un effetto serra che mantiene il microclima ideale. La formazione delle radici può richiedere diverse settimane, a seconda delle condizioni ambientali.
Quando le talee mostrano segni di crescita, è possibile trapiantarle in vasi singoli o direttamente in giardino. A quel punto, si può iniziare a trattarle come piante adulte, con irrigazioni regolari e concimazioni leggere.
Margotta:
La riproduzione per margotta dell’Aucuba japonica è una tecnica efficace e affascinante, particolarmente indicata per chi desidera moltiplicare la pianta mantenendo intatte le caratteristiche della varietà madre. A differenza della talea, la margotta offre un vantaggio importante: il ramo da cui nascerà la nuova pianta rimane collegato alla pianta madre durante tutto il processo, continuando a ricevere linfa e nutrimento. Questo aumenta notevolmente le probabilità di successo.
Il periodo ideale per eseguire la margotta è tra maggio e giugno, quando la pianta è nel pieno della sua attività vegetativa e le temperature sono miti. Si comincia scegliendo un ramo sano, flessibile e privo di segni di malattie o parassiti, si pratica un’incisione longitudinale o si rimuove un piccolo anello di corteccia, lungo circa due o tre centimetri. Questa ferita stimola la formazione delle radici.
A questo punto, si avvolge la zona incisa con torba umida o muschio, materiali capaci di trattenere l’umidità necessaria alla radicazione. Il tutto va poi coperto con un involucro di plastica trasparente o alluminio, ben sigillato alle estremità per creare un microclima favorevole.
Dopo alcune settimane si possono osservare le prime radici attraverso il rivestimento. Quando queste sono ben sviluppate e visibili, si può procedere al taglio del ramo sotto la zona radicata e al trapianto in vaso o direttamente in giardino.
La margotta è particolarmente utile per le varietà di Aucuba più difficili da riprodurre con altri metodi, come quelle variegate o compatte.








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